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Respiro & benessere

Breathwork: cos'è, come funziona e perché tutti ne parlano

· 3 min di lettura

Breathwork: cos'è, come funziona e perché tutti ne parlano

Respiriamo circa ventimila volte al giorno, e quasi mai ce ne accorgiamo. Il breathwork, letteralmente "lavoro sul respiro", parte da un'idea semplice: se il respiro è l'unica funzione vitale che possiamo sia lasciare in automatico sia guidare volontariamente, allora è una porta d'accesso unica per lavorare su corpo e mente. Negli ultimi anni la parola è ovunque, dagli atleti ai podcast: ecco cosa significa davvero, spiegato senza fumo.

Le due grandi famiglie del breathwork

Sotto la stessa parola vivono pratiche molto diverse, ed è la prima cosa da capire:

1. Il respiro funzionale (quotidiano). Tecniche dolci che allenano il modo in cui respiriamo tutto il giorno: respirazione nasale, lenta, diaframmatica, efficiente. L'esempio più noto è il metodo Oxygen Advantage di Patrick McKeown. L'obiettivo è pratico: un respiro di base più calmo ed economico, utile nella gestione dello stress percepito, nello sport e nel sonno. È un allenamento, come la postura: graduale, misurabile, per tutti.

2. Le pratiche trasformative (di sessione). Respirazioni intense e guidate: come il Rebirthing Breathwork o la respirazione olotropica: dove il respiro amplificato diventa un viaggio interiore, spesso accompagnato da emozioni forti e rilascio. Sono esperienze potenti, che richiedono una guida seria, uno screening preliminare e il rispetto di controindicazioni precise.

Le due famiglie si completano: la prima costruisce le fondamenta, la seconda apre le stanze.

Cosa si prova in una sessione (senza poesia)

In una sessione di respiro funzionale si lavora seduti o in movimento: esercizi di consapevolezza del respiro, respirazione nasale, ritmi lenti, a volte leggere apnee controllate. È tranquillo, quasi tecnico: e i cambiamenti si sentono nei giorni, non nei fuochi d'artificio.

In una sessione trasformativa di gruppo si è di solito sdraiati, con una respirazione connessa e continua guidata dal facilitatore, spesso con musica. Possono emergere formicolii, emozioni, ricordi, pianto o riso: è parte del processo, ed è il motivo per cui la cornice, il luogo, la guida, il gruppo: conta tantissimo.

Per chi è (e per chi no)

Il respiro funzionale è adatto alla maggior parte delle persone, a qualsiasi età. Le pratiche intense hanno invece controindicazioni serie, tra cui gravidanza, epilessia, patologie cardiovascolari non controllate, glaucoma, condizioni psichiatriche gravi: e un professionista serio ve le chiederà prima, con un questionario. Diffidate di chi dice che "va bene per tutti, sempre": non è vero, e chi lo dice vi sta dicendo qualcosa su di sé. E una cosa va detta chiara: il breathwork è una pratica di benessere, non una terapia: non cura patologie e non sostituisce il medico.

Perché farlo in un posto giusto

Il respiro segue l'ambiente: in un centro affollato con il traffico fuori, rallentare è una battaglia; nel silenzio, succede quasi da solo. È il motivo per cui il breathwork cerca luoghi raccolti: e perché alla masseria sta nascendo un percorso dedicato: la sala a volta in pietra, l'acustica raccolta, la campagna della Grecìa Salentina intorno. Le prime sessioni apriranno nei prossimi mesi: la lista d'attesa è già aperta, e chi è in lista sarà avvisato per primo.

Da dove cominciare, oggi

Tre cose semplici e sicure, da subito: respira dal naso (anche nello sport leggero, anche di notte: la bocca è per parlare e mangiare); rallenta l'espiro quando senti tensione (espirare lungo è il freno naturale del corpo); osserva il respiro due minuti al giorno, senza cambiarlo. È già breathwork. Il resto, il metodo, la pratica guidata, il gruppo: arriva quando arrivi tu.