Santa Maria di Leuca: dove i due mari si incontrano
C'è qualcosa di magnetico nei luoghi dove la terra finisce. Santa Maria di Leuca è esattamente questo: la punta estrema del tacco d'Italia, il posto dove — si dice da sempre — l'Adriatico e lo Ionio si incontrano. Gli antichi la chiamavano De Finibus Terrae, "ai confini della terra", e il nome dice tutto: qui si viene per sentirsi in fondo al mondo, nel senso più bello.
Il santuario ai confini della terra
In cima al promontorio sorge il Santuario di Santa Maria De Finibus Terrae, meta di pellegrinaggi da secoli: la tradizione vuole che chi arriva fin quaggiù almeno una volta nella vita guadagni la benedizione del "finis terrae". Accanto, il grande piazzale si affaccia sul blu da un'altezza che toglie il fiato.
A pochi passi, il faro — tra i più importanti d'Italia, alto quasi 50 metri sul promontorio — completa la scenografia: bianco, solitario, piantato dove la terra si arrende al mare.
La cascata monumentale e le ville
Dal piazzale del santuario scende verso il porto la cascata monumentale dell'Acquedotto Pugliese: una scalinata d'acqua costruita per celebrare il punto d'arrivo dell'acquedotto, attivata solo in occasioni speciali ma spettacolare anche asciutta, con la sua doppia scalinata da quasi 300 gradini.
Giù al mare, il lungomare racconta un'altra Leuca: quella delle ville ottocentesche in stili eclettici — moresco, liberty, pagode e torrette — costruite dalla borghesia salentina per la villeggiatura. Una passeggiata al tramonto tra queste facciate eccentriche vale da sola la sosta.
Le grotte e il giro in barca
La costa attorno a Leuca è un merletto di grotte marine — la Grotta del Diavolo, la Grotta Porcinara, la Grotta del Soffio e decine d'altre — scavate dai due mari nei millenni. Il modo migliore per vederle è il classico giro in barca dal porto (in stagione, partenze continue): un paio d'ore tra pareti di roccia, acqua color cobalto e giochi di luce nelle cavità. Per molti ospiti è il ricordo più bello della vacanza.
La sirena che diede il nome a Leuca
E poi c'è la storia che preferiamo: quella della sirena Leucàsia, che per gelosia scatenò la tempesta contro due giovani innamorati, trasformati dagli dèi nelle due punte che chiudono la baia — Punta Mèliso e Punta Ristola — per restare uniti per sempre. È una delle leggende più belle del Salento, e camminando sul promontorio è impossibile non pensarci.
Consigli pratici
- Quando andare: il tardo pomeriggio regala la luce migliore su faro e ville, e il tramonto dal promontorio è memorabile;
- Giro in barca: mattina presto o tardo pomeriggio, col mare più calmo e i colori migliori nelle grotte;
- Abbinamenti: lungo la strada del ritorno, la costa adriatica tra Castro e Santa Cesarea Terme è tra le più scenografiche del Salento — grotte, scogliere e belvedere a ogni curva.
Dalla masseria
Leuca è la gita "lunga" del soggiorno: circa un'ora d'auto da Carpignano Salentino, perfetta come tappa del Giorno 6 del nostro itinerario. Si parte con calma, si pranza sul mare, si rientra dopo il tramonto: il modo giusto per salutare il punto dove il Salento — e l'Italia — finiscono nel blu.

