Leggende del Salento: folletti, sirene e storie di pietra
Ogni terra ha le sue storie, ma il Salento ne ha più delle altre. Forse per i secoli di dominazioni e di mare, forse per le notti lunghe della campagna, qui le leggende non sono mai state solo racconti: erano un modo di spiegare il mondo — il vento, la malattia, la paura, l'amore. Eccone alcune tra le più belle, con i luoghi dove ancora oggi le puoi incontrare.
Lu scazzamurieddhu, il folletto dispettoso
Il personaggio più amato del folklore salentino è un folletto piccolo e veloce, con un grande cappello: lu scazzamurieddhu (in alcune zone laùru o uru). Di notte entra nelle case, fa dispetti, nasconde gli oggetti, e — dicevano le nonne — si siede sul petto di chi dorme, causando quel senso di peso e di paralisi che oggi la scienza chiama paralisi del sonno e che ieri era, senza dubbio, colpa sua.
Ma la leggenda ha un'appendice golosa: chi riesce a rubargli il cappello può barattarlo con un tesoro. Nessuno, a memoria d'uomo, c'è mai riuscito — il folletto è troppo veloce — ma generazioni di bambini salentini si sono addormentate provandoci.
Le macare, le streghe del Salento
Le macare erano le streghe della tradizione salentina: donne che, si diceva, conoscevano gli incantesimi (le fatture), volavano di notte e si riunivano sotto certi alberi. Ogni paese aveva la sua, e guai a nominarla. Come spesso accade, dietro la leggenda c'era altro: le macare erano spesso semplicemente donne sole, guaritrici, conoscitrici di erbe — sapienza popolare che faceva paura e che la fantasia trasformò in stregoneria.
La sirena Leucàsia e le due punte di Leuca
All'estremo sud, dove i due mari si incontrano, vive la leggenda più romantica. La sirena Leucàsia si innamorò del giovane pastore Melisso, ma lui le resistette, fedele alla sua amata Arìstula. La sirena, ferita, scatenò una tempesta e travolse i due innamorati; la dea Atena, impietosita, li trasformò nelle due punte che chiudono la baia di Leuca — Punta Mèliso e Punta Ristola — uniti per sempre, uno di fronte all'altra. E la città bianca che guarda quel mare prese il nome della sirena: Leucàsia, Leuca.
Le Due Sorelle di Torre dell'Orso
Davanti alla spiaggia di Torre dell'Orso emergono dal mare due faraglioni gemelli: le Due Sorelle. La leggenda racconta di due sorelle che, in un giorno di caldo, scesero alla scogliera; una scivolò tra le onde, l'altra si gettò per salvarla. Il mare le prese entrambe, ma gli dèi — commossi da tanto amore — le trasformarono nei due scogli che ancora oggi si guardano, vicinissimi e inseparabili. È la leggenda più fotografata del Salento: la incontri ogni volta che scegli le spiagge della costa adriatica.
Le tarantate: la leggenda che era vera
E poi c'è la storia più potente di tutte, quella in cui leggenda e realtà si confondono: il morso della taranta, le donne che danzavano per giorni per liberarsi dal veleno, la musica come cura. Non è solo folklore: è un fenomeno storico documentato, studiato dagli antropologi, da cui è nata la pizzica e la stessa Notte della Taranta. L'abbiamo raccontata per intero qui — e a Galatina puoi ancora visitare la cappella dove le tarantate chiedevano la grazia.
Perché le leggende qui sono diverse
In molti posti le leggende sono intrattenimento. Nel Salento sono memoria: parlano di fatica, di paura della malattia, di donne senza voce, di amore e di mare. Per questo somigliano così tanto alla sua musica e alla sua gente — e per questo vale la pena conoscerle prima di venire.
Il modo migliore per sentirle vicine? Una notte nella campagna salentina, quando il buio è vero e il silenzio pure. Lo scazzamurieddhu, giurano i nonni, gira ancora. Noi, in masseria, il cappello non gliel'abbiamo ancora rubato — ma continuiamo a provarci.

